martedì 10 novembre 2009
Alcuni gol del primo turno di Coppa
Direttamente dal sito della Football Association: http://www.thefa.com/TheFACup/FACompetitions/TheFACup/NewsAndFeatures/2009/FACupHighlights.aspx
Il Chelsea prova a scappare via
Forse non cancellerà del tutto il pessimo ricordo del rigore sbagliato nella finale di Champions League di Mosca nel 2008, ma il gol vittoria nella partitissima della dodicesima giornata di Premier per John Terry è un bel motivo di consolazione. Il Chelsea consolida ulteriormente il suo primato, ma sul piano del gioco non dimostra di essere più forte degli storici rivali, come molti addetti ai lavori si aspettavano prima della partita, pronosticando una vittoria abbastanza agevole per i londinesi. Il team allenato da Carlo Ancelotti ha patito per larghi tratti la manovra di uno United con il solo Wayne Rooney schierato in avanti.
Anche se probabilmente questa volta non ha tutti i torti – ma anche il fallo di Jonny Evans su Didier Drogba grida vendetta – le solite lamentele di Sir Alex Ferguson iniziano a risultare molto stucchevoli. Forse il tecnico scozzese dovrebbe riflettere sul fatto che la sua squadra non vince sul campo di una “Big Four” dal dicembre 2007 (1-0 ad Anfield Road) e che l'ultimo successo allo Stamford Bridge è addirittura datato settembre 2002 (3-0). Proprio lo stadio dei Blues è ritornato ad essere la fortezza che fu ai tempi di Josè Mourinho: undici vittorie consecutive e un solo gol subito nel campionato in corso, peraltro all'esordio a metà agosto contro l'Hull.
Vista la forza attuale dell'Arsenal – che deve pure recuperare una partita – la Premier sembra essere un affare a tre. A Wolverhampton i Gunners beneficiano di un pizzico di fortuna (ben due di autoreti dei Wolves…) prima di dilagare con le loro deliziose giocate. I padroni di casa dovranno aspettare ancora per far registrare una vittoria contro i biancorossi che manca da una trentina d'anni.
Quinto pareggio consecutivo per il Manchester City, ormai lontano dalla vetta della classifica. Questa volta il mezzo passo falso è arrivato contro Burnley, sempre sconfitto nelle precedenti cinque trasferte, in cui aveva subito la bellezza di 17 gol. I Clarets dominano il primo tempo, subiscono la rabbiosa rimonta dei Light Blues, finendo poi per impattare nei minuti finali grazie a una delle tante amnesie difensive di un Wayne Bridge insolitamente svagato. E Mark Hughes sente sempre più la pressione di un ambiente che, dopo un inizio molto promettente, comincia a provare scetticismo nei suoi confronti.
Torna a vincere, ma non a convincere, il Tottenham. Il 2-0 casalingo contro il Sunderland dei tanti ex – ben quattro – è un risultato a dir poco bugiardo. I Black Cats giocano meglio ma non capitalizzano le tante occasioni accumulate, sbagliando anche un rigore con Darren Bent. Ovvero l'ex meno amato dal pubblico del White Hart Lane e soprattutto da Harry Redknapp.
Nel Monday Night il Liverpool, come ormai consuetudine flagellato dagli infortuni, si salva solo grazie a un controverso rigore nel finale. Il francesino David Ngog, infatti, sembra tuffarsi. Pochi spiccioli di gara per Alberto Aquilani, che però così almeno trova il tempo di esordire all’Anfield Road.
In coda deludono il Portsmouth e il West Ham. Con l'Everton gli Irons si svegliano solo dopo aver subito il secondo gol. A dirla tutta le cose migliorano quando Gianfranco Zola manda sotto la doccia un Luis Jimenez inguardabile per concedere una mezz'ora di gioco ad Alessandro Diamanti, il quale ne approfitta sfornando assist e andando vicino al gol più di una volta. Perché sia dovuto partire dalla panchina rimane un grosso mistero.
Da Goal.com di oggi
Anche se probabilmente questa volta non ha tutti i torti – ma anche il fallo di Jonny Evans su Didier Drogba grida vendetta – le solite lamentele di Sir Alex Ferguson iniziano a risultare molto stucchevoli. Forse il tecnico scozzese dovrebbe riflettere sul fatto che la sua squadra non vince sul campo di una “Big Four” dal dicembre 2007 (1-0 ad Anfield Road) e che l'ultimo successo allo Stamford Bridge è addirittura datato settembre 2002 (3-0). Proprio lo stadio dei Blues è ritornato ad essere la fortezza che fu ai tempi di Josè Mourinho: undici vittorie consecutive e un solo gol subito nel campionato in corso, peraltro all'esordio a metà agosto contro l'Hull.
Vista la forza attuale dell'Arsenal – che deve pure recuperare una partita – la Premier sembra essere un affare a tre. A Wolverhampton i Gunners beneficiano di un pizzico di fortuna (ben due di autoreti dei Wolves…) prima di dilagare con le loro deliziose giocate. I padroni di casa dovranno aspettare ancora per far registrare una vittoria contro i biancorossi che manca da una trentina d'anni.
Quinto pareggio consecutivo per il Manchester City, ormai lontano dalla vetta della classifica. Questa volta il mezzo passo falso è arrivato contro Burnley, sempre sconfitto nelle precedenti cinque trasferte, in cui aveva subito la bellezza di 17 gol. I Clarets dominano il primo tempo, subiscono la rabbiosa rimonta dei Light Blues, finendo poi per impattare nei minuti finali grazie a una delle tante amnesie difensive di un Wayne Bridge insolitamente svagato. E Mark Hughes sente sempre più la pressione di un ambiente che, dopo un inizio molto promettente, comincia a provare scetticismo nei suoi confronti.
Torna a vincere, ma non a convincere, il Tottenham. Il 2-0 casalingo contro il Sunderland dei tanti ex – ben quattro – è un risultato a dir poco bugiardo. I Black Cats giocano meglio ma non capitalizzano le tante occasioni accumulate, sbagliando anche un rigore con Darren Bent. Ovvero l'ex meno amato dal pubblico del White Hart Lane e soprattutto da Harry Redknapp.
Nel Monday Night il Liverpool, come ormai consuetudine flagellato dagli infortuni, si salva solo grazie a un controverso rigore nel finale. Il francesino David Ngog, infatti, sembra tuffarsi. Pochi spiccioli di gara per Alberto Aquilani, che però così almeno trova il tempo di esordire all’Anfield Road.
In coda deludono il Portsmouth e il West Ham. Con l'Everton gli Irons si svegliano solo dopo aver subito il secondo gol. A dirla tutta le cose migliorano quando Gianfranco Zola manda sotto la doccia un Luis Jimenez inguardabile per concedere una mezz'ora di gioco ad Alessandro Diamanti, il quale ne approfitta sfornando assist e andando vicino al gol più di una volta. Perché sia dovuto partire dalla panchina rimane un grosso mistero.
Da Goal.com di oggi
West Ham vs Everton
Domenica scorsa ho fatto un salto al Boleyn Ground per la partita, su cui scriverò un articolo nei prossimi giorni per Goal.com (come al solito ripreso sul blog). Solo due righe per descrivere il post partita, passato al pub Duke of Edinburgh a vedere il secondo tempo di Chelsea vs Manchester United. Locale stracolmo, tanto che non sono riuscito nemmeno a prendere da bere, e cori spesso e volentieri contro il Chelsea (con Frank Lampard come bersaglio preferito). Diciamo che nel pub c'erano dei bei tipi "da stadio", se capite quello che voglio dire...
domenica 8 novembre 2009
Barnet vs Darlington
Un po' di lavoro notturno venerdì mi concede la possibilità di fare una gita nelle propagini settentrionali di Londra per un'incontro di primo turno di FA Cup tra il Barnet (ottavo in League Two e con veterani del calibro di Gary Breen e Micah Hyde tra le sue file) e il Darlington, fanalino di coda della quarta serie inglese. Buffo come le due squadre abbiano giocato contro in campionato solo un paio di settimane fa. Le Bees in quell'occasione hanno avuto vita facile, imponendosi per 3-0. Per arrivare all'Underhill bisogna raggiungere uno dei capolinea della Northern Line, High Barnet. Lo stadio è a soli cinque minuti a piedi dalla fermata della metro.
Underhill (la cui capienza è di 5.500 persone) è una specie di “patchwork”. La South Stand, dove mi accomodo, è una tribunetta coperta e con posti a sedere di recente fattura, mentre il resto dell'impianto inizia a mostrare tutti i suoi anni. La copertura della Main Stand ha sicuramente visto giorni migliori, mentre il resto dello stadio è per buona parte composto dalle care, vecchie, gradinate (terraces se preferite il termine inglese). Forse l'elemento che mi colpisce di più sono i piloni dell'illuminazione, che ricordano tanto quelli del Subbuteo. Però in particolare rammentano il modello degli anni Sessanta, e chi gioca al nagnifico gioco inventato da Peter Adolph avrà capito a che cosa mi riferisco. Insomma, un gradito salto nel passato, in un'atmosfera molto rilassata ma non per questo dimessa, anzi.
Tra gli spettatori mi fa piacere notare una nutrita presenza di bambini. Per la verità alcuni indossano le maglie dell'Arsenal, che per tanti fan del Barnet, come mi conferma il mio vicino di posto, è la seconda (o la prima) squadra.
Il match fila via piacevole, con il Barnet che quando spinge sull'accelleratore fa subito male a un Darlington che dimostra tutta la sua pochezza tecnica. I circa cento tifosi dei Quakers trovano però il tempo di esultare per l'inutile gol dell'1-3 segnato nei minuti finali della gara. In metropolitana, sulla via del ritorno apparivano rassegnati ma tutto sommato contenti della gita a Londra – almeno quello...
Io mi sono goduto ogni secondo di un pomeriggio molto gradevole. Peccato solo non aver trovato il cappellino del Barnet nel minuscolo club shop. Uno dei commessi mi ha spiegato che quelli che gli avevano spedito erano “sbagliati”, per cui li avevano dovuti rimandare indietro!
P.S. Nell'intervallo la notizia che il Manchester City perde in casa contro il Burnley è stata salutata con grande entusiasmo dal pubblico dell'Underhill. Chissà perché...
Underhill (la cui capienza è di 5.500 persone) è una specie di “patchwork”. La South Stand, dove mi accomodo, è una tribunetta coperta e con posti a sedere di recente fattura, mentre il resto dell'impianto inizia a mostrare tutti i suoi anni. La copertura della Main Stand ha sicuramente visto giorni migliori, mentre il resto dello stadio è per buona parte composto dalle care, vecchie, gradinate (terraces se preferite il termine inglese). Forse l'elemento che mi colpisce di più sono i piloni dell'illuminazione, che ricordano tanto quelli del Subbuteo. Però in particolare rammentano il modello degli anni Sessanta, e chi gioca al nagnifico gioco inventato da Peter Adolph avrà capito a che cosa mi riferisco. Insomma, un gradito salto nel passato, in un'atmosfera molto rilassata ma non per questo dimessa, anzi.
Tra gli spettatori mi fa piacere notare una nutrita presenza di bambini. Per la verità alcuni indossano le maglie dell'Arsenal, che per tanti fan del Barnet, come mi conferma il mio vicino di posto, è la seconda (o la prima) squadra.
Il match fila via piacevole, con il Barnet che quando spinge sull'accelleratore fa subito male a un Darlington che dimostra tutta la sua pochezza tecnica. I circa cento tifosi dei Quakers trovano però il tempo di esultare per l'inutile gol dell'1-3 segnato nei minuti finali della gara. In metropolitana, sulla via del ritorno apparivano rassegnati ma tutto sommato contenti della gita a Londra – almeno quello...
Io mi sono goduto ogni secondo di un pomeriggio molto gradevole. Peccato solo non aver trovato il cappellino del Barnet nel minuscolo club shop. Uno dei commessi mi ha spiegato che quelli che gli avevano spedito erano “sbagliati”, per cui li avevano dovuti rimandare indietro!
P.S. Nell'intervallo la notizia che il Manchester City perde in casa contro il Burnley è stata salutata con grande entusiasmo dal pubblico dell'Underhill. Chissà perché...
giovedì 5 novembre 2009
Arsenal a stelle e strisce
A breve in Inghilterra un altro club, l’undicesimo in Premier League, cambiera’ proprieta’ per passare in mani straniere. Si tratta dell’Arsenal, che molto probabilmente verra’ acquistato dal magnate americano Stan Kroenke, che ha gia portato la sua quota di partecipazione nel club londinese al 29,9%.
Secondo le regole finanziarie in vigore, Kroenke dovra’ presentare una proposta d’acquisto non appena raggiunto il 29,99%.
Kroenke, che e’ gia’ proprietario della squadra di basket dei Denver Nuggets e di quella di football dei Colorado Rapids, non ha per ora rilasciato dichiarazioni sul suo prossimo probabile acquisto.
Secondo le regole finanziarie in vigore, Kroenke dovra’ presentare una proposta d’acquisto non appena raggiunto il 29,99%.
Kroenke, che e’ gia’ proprietario della squadra di basket dei Denver Nuggets e di quella di football dei Colorado Rapids, non ha per ora rilasciato dichiarazioni sul suo prossimo probabile acquisto.
Primo turno di FA Cup
Meglio non pensare a questioni poco piacevoli, come quella del nuovo nome del St James’ Park – Sportsdirect.com come l’azienda del tanto detestato, dalla Toon Army, Mike Ashley – e concentrarsi allora sul primo turno della FA Cup. Che poi primo turno, almeno per le squadre passate per le forche caudine dei preliminari, non è. Ci sono un bel po’ di sfide interessanti. Solo per citarne alcune, spiccano Bristol Rovers vs Southampton, Notts County vs Bradford City, Gillingham vs Southend e Oldham vs Leeds United. E poi c’è un derby inedito come Millwall vs AFC Wimbledon – se non sbaglio è l’esordio assoluto dei Dons nel tabellone principale della mitica coppa. A dirla tutta ci avevo pure fatto un pensierino, visto che da domani mattina presto a lunedì pomeriggio sono a Londra per lavoro. L’avessero giocata sabato alle 15 avrei potuto provare a raggiungere The Den in extremis (molto in extremis e solo beneficiando delle doti di guida di un tassista un pizzico spericolato), il problema è che la giocano lunedì sera…
mercoledì 4 novembre 2009
Wembley in rosso
La Wembley National Stadium Limited (WNSL) proprietaria dello stadio Wembley, ha annunciato perdite pre tasse per 31 milioni di sterline a causa del costo del finanziamento dello stadio. Le previsioni della WNSL, società che fa capo alla Football Association, prevedono un ritorno all’utile entro i prossimi 5 anni.
lunedì 2 novembre 2009
Il Chelsea incanta, il Liverpool delude ancora
Carling Cup o Premier, Reebok Stadium o Stamford Bridge, giochino i titolari o le riserve, di questi tempi il Chelsea al Bolton rifila sempre un poker di reti. Era successo proprio in Coppa di Lega lo scorso mercoledì, è accaduto sabato in campionato, con gli uomini di Carlo Ancelotti favoriti sì dall’espulsione di Jlloyd Samuel a fine primo tempo, ma comunque in grado di mostrare una superiorità in tutti i reparti a tratti imbarazzante. Nel secondo tempo i Blues mantengono delle percentuali di possesso palla a dir poco “bulgare”, dilagando poi nel finale anche grazie al nono centro in Premier di Didier Drobga – bellissima l’azione che ha propiziato la marcatura, peccato che l’ivoriano fosse però in fuorigioco.
Ora il Chelsea attende il Manchester United nello scontro diretto di domenica prossima. Nemmeno a dirlo, è uno dei momenti cruciali di tutta la stagione. All’Old Trafford i Red Devils non hanno disputato una partita memorabile contro il Blackburn, riuscendo però a ritrovare i gol di Wayne Rooney e Dimitar Berbatov. Se provaste a chiedere agli uomini di Sam Allardyce, che la settimana scorsa erano stati demoliti dal Chelsea per 5-0, chi sta meglio tra le due superpotenze del calcio inglese, avreste un plebiscito per i londinesi. Nonostante uno dei migliori inizi di stagione degli ultimi anni, allo United manca quel pizzico di brillantezza, anche di imprevedibilità, che a quei livelli fa la differenza. Però guai a dare per spacciati i tre volte campioni d’Inghilterra, specialmente se la coppia d’attacco, come mostrato sabato con giocate di valore assoluto, sta trovando il tanto atteso affiatamento…
Il centosessantaduesimo North London derby della storia, il primo all’Emirates dopo lo scoppiettante 4-4 della scorsa stagione, si conclude in un trionfo per l’Arsenal. Il 3-0 finale sta addirittura stretto ai Gunners, che avrebbero potuto umiliare ancor di più gli avversari. La perla di Cesc Fabregas è lo zenit di una gara ai limiti della perfezione, con i vari Van Persie, Vermaelen e Song a dominare gli avversari. Se tre indizi fanno una prova, i tre rovesci senza appello del Tottenham contro altrettante grandi (Chelsea, Manchester United e appunto Arsenal) dimostrano che gli Spurs non sono ancora pronti per i piani altissimi della classifica. E poi dopo le papere di Aurelho Gomes forse sarà meglio promuovere di nuovo Carlo Cudicini titolare…
In casa del Fulham il Liverpool perde i tre punti e la testa, visto che termina la partita in nove per l’espulsione di Jamie Carragher e Philipp Degen – uno dei peggiori acquisti della gestione Benitez. A proposito del tecnico spagnolo, dopo una settimana di tregua grazie al successo con il Manchester United, è tornato di nuovo nel tritacarne. L’aver rischiato un Fernando Torres in non perfette condizioni, e ora in forte dubbio per la gara di Lione, non ha fatto che aumentare le pressione sul buon Rafa. Però è anche vero che senza Steven Gerrard, Alberto Aquilani e Glen Johnson lasciare a casa pure il Nino sarebbe sembrata una resa anticipata. Non a caso l’unico, bellissimo, gol dei Reds l’ha messo a segno proprio Torres.
Quarto pareggio consecutivo in campionato per il Manchester City, che al St Andrew’s con il Birmingham patisce enormemente il pressing asfissiante e l’esuberanza dei Blues. Se non fosse per un magistrale intervento di Shay Given sul rigore tirato da James McFadden – a proposito, per noi l’ex estremo difensore del Newcastle attualmente è il migliore del panorama inglese – la partita avrebbe preso una piega ancor più negativa. Le assenze di Robinho, Emmanuel Adebayor e Kolo Touré non giustificano la mediocre prestazione di una compagine che, val la pena ricordarlo,è costata circa 200 milioni di sterline e dopo un buon inizio di stagione sta perdendo il passo delle grandi.
Chiusura con la lotta per non retrocedere. Mentre Portsmouth (quattro gol al Wigan) e West Ham (pari sfortunato a Sunderland) mandano segnali di ripresa, noi vediamo sempre peggio l’Hull (sconfitto 2-0 a Burnley), sulla cui eventuale salvezza ora come ora non scommetteremmo nemmeno un penny.
Scritto per Goal.com
Ora il Chelsea attende il Manchester United nello scontro diretto di domenica prossima. Nemmeno a dirlo, è uno dei momenti cruciali di tutta la stagione. All’Old Trafford i Red Devils non hanno disputato una partita memorabile contro il Blackburn, riuscendo però a ritrovare i gol di Wayne Rooney e Dimitar Berbatov. Se provaste a chiedere agli uomini di Sam Allardyce, che la settimana scorsa erano stati demoliti dal Chelsea per 5-0, chi sta meglio tra le due superpotenze del calcio inglese, avreste un plebiscito per i londinesi. Nonostante uno dei migliori inizi di stagione degli ultimi anni, allo United manca quel pizzico di brillantezza, anche di imprevedibilità, che a quei livelli fa la differenza. Però guai a dare per spacciati i tre volte campioni d’Inghilterra, specialmente se la coppia d’attacco, come mostrato sabato con giocate di valore assoluto, sta trovando il tanto atteso affiatamento…
Il centosessantaduesimo North London derby della storia, il primo all’Emirates dopo lo scoppiettante 4-4 della scorsa stagione, si conclude in un trionfo per l’Arsenal. Il 3-0 finale sta addirittura stretto ai Gunners, che avrebbero potuto umiliare ancor di più gli avversari. La perla di Cesc Fabregas è lo zenit di una gara ai limiti della perfezione, con i vari Van Persie, Vermaelen e Song a dominare gli avversari. Se tre indizi fanno una prova, i tre rovesci senza appello del Tottenham contro altrettante grandi (Chelsea, Manchester United e appunto Arsenal) dimostrano che gli Spurs non sono ancora pronti per i piani altissimi della classifica. E poi dopo le papere di Aurelho Gomes forse sarà meglio promuovere di nuovo Carlo Cudicini titolare…
In casa del Fulham il Liverpool perde i tre punti e la testa, visto che termina la partita in nove per l’espulsione di Jamie Carragher e Philipp Degen – uno dei peggiori acquisti della gestione Benitez. A proposito del tecnico spagnolo, dopo una settimana di tregua grazie al successo con il Manchester United, è tornato di nuovo nel tritacarne. L’aver rischiato un Fernando Torres in non perfette condizioni, e ora in forte dubbio per la gara di Lione, non ha fatto che aumentare le pressione sul buon Rafa. Però è anche vero che senza Steven Gerrard, Alberto Aquilani e Glen Johnson lasciare a casa pure il Nino sarebbe sembrata una resa anticipata. Non a caso l’unico, bellissimo, gol dei Reds l’ha messo a segno proprio Torres.
Quarto pareggio consecutivo in campionato per il Manchester City, che al St Andrew’s con il Birmingham patisce enormemente il pressing asfissiante e l’esuberanza dei Blues. Se non fosse per un magistrale intervento di Shay Given sul rigore tirato da James McFadden – a proposito, per noi l’ex estremo difensore del Newcastle attualmente è il migliore del panorama inglese – la partita avrebbe preso una piega ancor più negativa. Le assenze di Robinho, Emmanuel Adebayor e Kolo Touré non giustificano la mediocre prestazione di una compagine che, val la pena ricordarlo,è costata circa 200 milioni di sterline e dopo un buon inizio di stagione sta perdendo il passo delle grandi.
Chiusura con la lotta per non retrocedere. Mentre Portsmouth (quattro gol al Wigan) e West Ham (pari sfortunato a Sunderland) mandano segnali di ripresa, noi vediamo sempre peggio l’Hull (sconfitto 2-0 a Burnley), sulla cui eventuale salvezza ora come ora non scommetteremmo nemmeno un penny.
Scritto per Goal.com
venerdì 30 ottobre 2009
La Champions League ancora di salvezza per il Liverpool (e le sue casse societarie)
È ancora troppo presto per dire se la vittoria in Premier contro il Manchester United sia l’inizio della riscossa dei Reds, oppure solo un raro momento felice di una stagione opaca. È ovvio che i margini di miglioramento ci sono, non fosse altro perché a breve dovrebbero poter dare il loro apporto con continuità giocatori del calibro di Steven Gerrard e Alberto Aquilani, la cui prolungata assenza dai campi di gioco ha indotto i media britannici a dubitare dell’effettiva bontà dell’acquisto da parte di Rafa Benitez. Ma ancora tante sono le nubi che si addensano all’orizzonte.
Come ha spiegato il tecnico spagnolo nella conferenza stampa che ha fatto seguito al match contro il Lione, in Champions League serve un miracolo analogo a quello del 2007-08, quando il Liverpool strappò la qualificazione agli ottavi vincendo le ultime tre partite del girone. Già un pareggio alla Gerland potrebbe significare la fine dei sogni europei e un brutto colpo per le casse societarie. La scorsa stagione il passaggio alla fase a eliminazione diretta fruttò al club una cifra intorno ai nove milioni di euro, destinata a salire successivamente con l’approdo ai quarti di finale. Quest’anno l’importo potrebbe essere più cospicuo. Il calcolo è particolarmente complicato da fare, come spiegava di recente sul Guardian da David Conn, esperto di finanza e football, dal momento che si basa sul numero di squadre di un Paese che si qualificano, però l’aumento dei diritti televisivi dovrebbe incidere in positivo sul bilancio delle 16 squadre che usciranno dai gironi di Champions League.
Insomma, un bel tarlo per il duo americano Hicks & Gillett, proprietari sempre sull’orlo di una crisi di nervi e, pare, con la valigia pronta. Di recente si sono sprecate le voci di una possibile cessione delle quote da parte di George Gillett, che dovrebbe essere sostituito dal solito arabo di turno, il principe saudita Faisal bin Fahad bin Abdulla. Ma per il momento non c’è nulla di concreto.
Dopo una luna di miele durata pochissimo, i tifosi dei Reds hanno a dir poco osteggiato i proprietari americani, ritenuti nella definizione più carina “poco addentro allo spirito Scouser”. Nel match di Champions League contro il Lione, la Kop ha esposto uno striscione che senza troppi mezzi termini apostrofava la coppia Tom & George come “bugiardi”. Il riferimento è non solo al continuo “vendo-non vendo”, ma anche alla grossa questione del debito societario e al contrastato rapporto con Rafa Benitez, un idolo assoluto della Kop.
I kopites hanno inscenato pure una marcia di protesta nelle ore che hanno preceduto il big match con lo United. Si sono contate non meno di 5mila presenze. La manifestazione è stata del tutto pacifica e si è conclusa davanti al pub The Albert, a due passi dalla Kop.
Già, la storica end culla del tifo dei Reds. Fino a qualche mese fa si parlava della nuova Kop, quella da quasi 20mila posti che sarebbe sorta nel nuovo impianto più grande e più moderno da costruirsi non lontano da quello attuale. Un gioiello da quasi 500 milioni di euro che per ora rimane in naftalina. La proprietà attuale non ha i soldi per costruirlo. Anzi, la scorsa estate a stento è riuscita a rinegoziare con la Royal Bank of Scotland un debito superiore ai 300 milioni, in buona parte dovuto ai costi di acquisto del club stesso. Ovvero la stessa procedura adottata dalla famiglia Glazer a Manchester: mi compro la società, che però poi paga i debiti che io ho contratto per l’operazione…
Gli addetti ai lavori d’oltre Manica non escludono che proprio lo stadio sia il nodo gordiano di tutta la storia. Si dice che quando lo sceicco Al Mansour abbia chiesto ai suoi consulenti quale club gli convenisse rilevare in Premier, gli fosse stato consigliato il Mancheser City perché non c’era bisogno di costruire un nuovo impianto, c’era già. I tanti soldi a disposizione si potevano investire subito sui giocatori per tentare un immediato successo. Al Liverpool l’Anfield Road, con i suoi 44mila posti, sta stretto.
Il Manchester United può contare su un’arena con una capienza maggiore di quasi 40mila unità, l’Arsenal e il Chelsea non hanno impianti enormemente più grandi (sebbene i Gunners abbiano fatto un bel passo in avanti con il nuovo Emirates), ma si possono permettere di vendere i biglietti a cifre che a Liverpool, città proletaria per definizione, non prendono nemmeno in considerazione. Non a caso nell’ultimo anno gli introiti dei Red Devils sono stati superiori di 100 milioni a quelli dei Reds e anche le due londinesi hanno incassato molto di più. Con Manchester City, Tottenham e Aston Villa che spingono per entrare nell’elite del calcio inglese e l’incubo di un possibile flop sportivo (e finanziario) in Champions League, al Liverpool non rimane che affidarsi alla passione e all’attaccamento ai colori dei tifosi. Loro saranno sempre lì, chiunque sia il nuovo padrone e qualunque siano le se sue intenzioni.
Scritto per Goal.com
Come ha spiegato il tecnico spagnolo nella conferenza stampa che ha fatto seguito al match contro il Lione, in Champions League serve un miracolo analogo a quello del 2007-08, quando il Liverpool strappò la qualificazione agli ottavi vincendo le ultime tre partite del girone. Già un pareggio alla Gerland potrebbe significare la fine dei sogni europei e un brutto colpo per le casse societarie. La scorsa stagione il passaggio alla fase a eliminazione diretta fruttò al club una cifra intorno ai nove milioni di euro, destinata a salire successivamente con l’approdo ai quarti di finale. Quest’anno l’importo potrebbe essere più cospicuo. Il calcolo è particolarmente complicato da fare, come spiegava di recente sul Guardian da David Conn, esperto di finanza e football, dal momento che si basa sul numero di squadre di un Paese che si qualificano, però l’aumento dei diritti televisivi dovrebbe incidere in positivo sul bilancio delle 16 squadre che usciranno dai gironi di Champions League.
Insomma, un bel tarlo per il duo americano Hicks & Gillett, proprietari sempre sull’orlo di una crisi di nervi e, pare, con la valigia pronta. Di recente si sono sprecate le voci di una possibile cessione delle quote da parte di George Gillett, che dovrebbe essere sostituito dal solito arabo di turno, il principe saudita Faisal bin Fahad bin Abdulla. Ma per il momento non c’è nulla di concreto.
Dopo una luna di miele durata pochissimo, i tifosi dei Reds hanno a dir poco osteggiato i proprietari americani, ritenuti nella definizione più carina “poco addentro allo spirito Scouser”. Nel match di Champions League contro il Lione, la Kop ha esposto uno striscione che senza troppi mezzi termini apostrofava la coppia Tom & George come “bugiardi”. Il riferimento è non solo al continuo “vendo-non vendo”, ma anche alla grossa questione del debito societario e al contrastato rapporto con Rafa Benitez, un idolo assoluto della Kop.
I kopites hanno inscenato pure una marcia di protesta nelle ore che hanno preceduto il big match con lo United. Si sono contate non meno di 5mila presenze. La manifestazione è stata del tutto pacifica e si è conclusa davanti al pub The Albert, a due passi dalla Kop.
Già, la storica end culla del tifo dei Reds. Fino a qualche mese fa si parlava della nuova Kop, quella da quasi 20mila posti che sarebbe sorta nel nuovo impianto più grande e più moderno da costruirsi non lontano da quello attuale. Un gioiello da quasi 500 milioni di euro che per ora rimane in naftalina. La proprietà attuale non ha i soldi per costruirlo. Anzi, la scorsa estate a stento è riuscita a rinegoziare con la Royal Bank of Scotland un debito superiore ai 300 milioni, in buona parte dovuto ai costi di acquisto del club stesso. Ovvero la stessa procedura adottata dalla famiglia Glazer a Manchester: mi compro la società, che però poi paga i debiti che io ho contratto per l’operazione…
Gli addetti ai lavori d’oltre Manica non escludono che proprio lo stadio sia il nodo gordiano di tutta la storia. Si dice che quando lo sceicco Al Mansour abbia chiesto ai suoi consulenti quale club gli convenisse rilevare in Premier, gli fosse stato consigliato il Mancheser City perché non c’era bisogno di costruire un nuovo impianto, c’era già. I tanti soldi a disposizione si potevano investire subito sui giocatori per tentare un immediato successo. Al Liverpool l’Anfield Road, con i suoi 44mila posti, sta stretto.
Il Manchester United può contare su un’arena con una capienza maggiore di quasi 40mila unità, l’Arsenal e il Chelsea non hanno impianti enormemente più grandi (sebbene i Gunners abbiano fatto un bel passo in avanti con il nuovo Emirates), ma si possono permettere di vendere i biglietti a cifre che a Liverpool, città proletaria per definizione, non prendono nemmeno in considerazione. Non a caso nell’ultimo anno gli introiti dei Red Devils sono stati superiori di 100 milioni a quelli dei Reds e anche le due londinesi hanno incassato molto di più. Con Manchester City, Tottenham e Aston Villa che spingono per entrare nell’elite del calcio inglese e l’incubo di un possibile flop sportivo (e finanziario) in Champions League, al Liverpool non rimane che affidarsi alla passione e all’attaccamento ai colori dei tifosi. Loro saranno sempre lì, chiunque sia il nuovo padrone e qualunque siano le se sue intenzioni.
Scritto per Goal.com
mercoledì 28 ottobre 2009
Due chiacchiere con Cudicini
La mia recente trasferta londinese ha prodotto anche una lunga intervista con Carlo Cudicini. La versione integrale andrà sul prossimo numero di Calcio 2000, intanto su Goal.com è uscita una sorta di anteprima.
Carlo Cudicini è il classico italiano che – una volta abbandonata la Patria natia – non ha alcun rimorso, anzi… La sua vita professionale - e non – scorre alla grande, ora che – poi – ha trovato la fiducia di un mister che non ne mette in dubbio le capacità e gli affida spesso e volentieri la maglia da titolare, ancor di più. La nuova esperienza al Tottenham dopo tanti anni di Chelsea – come detto – è più che positiva, come lui stesso ci racconta in Esclusiva: “Mi sono ritagliato il mio spazio e di questo sono molto felice. E’ vero che tra campionato e coppa mi alterno con Gomes, ma in una competizione o nell’altra ho sempre la possibilità di giocare. In più, ho la stima dell’allenatore e questo è molto importante per me”. La squadra, poi, è partita col piede giusto e – nonostante l’inattesa sconfitta contro lo Stock City nell’ultima di campionato – ha grandi ambizioni: “Stiamo facendo bene e i risultati ottenuti fin qui ci fanno guardare al futuro con ottimismo. Puntiamo a traguardi importanti, anche se lottare contro squadre come il Liverpool o l’Arsenal non è semplice, perché più abituate di noi giocare a certi livelli. Ovviamente noi abbiamo tutta l’intenzione di giocarcela, ma loro hanno decisamente più esperienza e questo potrebbe pesare alla lunga”. Carlo si gode da spettatore interessato anche la lotta per la Premier, che vede il nostro Ancelotti protagonista: “I miei ex compagni del Chelsea quest’anno hanno tutte le carte in regola per interrompere il predominio del Manchester. Ancelotti sta facendo un ottimo lavoro”. Di grandi tecnici – lui che ha avuto sia Ranieri che Mourinho – Cudicini se ne intende: “Carlo (Ancelotti, ndr) non lo conosco, a Ranieri, invece, devo tantissimo, è stato lui a promuovermi titolare e a farmi giocare con continuità. I successi di Mou sono frutto anche del suo splendido lavoro. José è semplicemente un vincente, uno dei migliori in circolazione”. Dicevamo del futuro del portierone italiano, che a breve dovrà essere deciso: “Sono in scadenza di contratto. Sarei contento di restare al Tottenham, ma se non fosse possibile, valuterei anche altre opzioni; anche in Italia – ovviamente – ma non è una priorità. Son pronto a prendere in considerazione anche altre destinazioni”.
Carlo Cudicini è il classico italiano che – una volta abbandonata la Patria natia – non ha alcun rimorso, anzi… La sua vita professionale - e non – scorre alla grande, ora che – poi – ha trovato la fiducia di un mister che non ne mette in dubbio le capacità e gli affida spesso e volentieri la maglia da titolare, ancor di più. La nuova esperienza al Tottenham dopo tanti anni di Chelsea – come detto – è più che positiva, come lui stesso ci racconta in Esclusiva: “Mi sono ritagliato il mio spazio e di questo sono molto felice. E’ vero che tra campionato e coppa mi alterno con Gomes, ma in una competizione o nell’altra ho sempre la possibilità di giocare. In più, ho la stima dell’allenatore e questo è molto importante per me”. La squadra, poi, è partita col piede giusto e – nonostante l’inattesa sconfitta contro lo Stock City nell’ultima di campionato – ha grandi ambizioni: “Stiamo facendo bene e i risultati ottenuti fin qui ci fanno guardare al futuro con ottimismo. Puntiamo a traguardi importanti, anche se lottare contro squadre come il Liverpool o l’Arsenal non è semplice, perché più abituate di noi giocare a certi livelli. Ovviamente noi abbiamo tutta l’intenzione di giocarcela, ma loro hanno decisamente più esperienza e questo potrebbe pesare alla lunga”. Carlo si gode da spettatore interessato anche la lotta per la Premier, che vede il nostro Ancelotti protagonista: “I miei ex compagni del Chelsea quest’anno hanno tutte le carte in regola per interrompere il predominio del Manchester. Ancelotti sta facendo un ottimo lavoro”. Di grandi tecnici – lui che ha avuto sia Ranieri che Mourinho – Cudicini se ne intende: “Carlo (Ancelotti, ndr) non lo conosco, a Ranieri, invece, devo tantissimo, è stato lui a promuovermi titolare e a farmi giocare con continuità. I successi di Mou sono frutto anche del suo splendido lavoro. José è semplicemente un vincente, uno dei migliori in circolazione”. Dicevamo del futuro del portierone italiano, che a breve dovrà essere deciso: “Sono in scadenza di contratto. Sarei contento di restare al Tottenham, ma se non fosse possibile, valuterei anche altre opzioni; anche in Italia – ovviamente – ma non è una priorità. Son pronto a prendere in considerazione anche altre destinazioni”.
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