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domenica 11 novembre 2012

Il punto sulla Premier – Il Manchester United si aggrappa al Chicharito

I Red Devils allungano sul Chelsea, bloccato in casa dal Liverpool, grazie alle prodezze dell'attaccante messicano.

Balotelli in tribuna, Aguero e Dzeko a fare faville in campo. Il City rimane in contatto. Prosegue la bella favola dell'Everton, ma anche il West Ham sorprende tutti con il sesto posto raggiunto dopo il successo a Newcastle.

COS'E' SUCCESSO – Dopo 17 anni di attesa, per l'Aston Villa sembrava finalmente giunto il momento di sfatare il tabù United, che in questo lasso di tempo aveva sempre vinto o al massimo pareggiato al Villa Park. Ma alla fine a Birmingham più che la replica del 3-1 datato 19 agosto 1995, è andata in onda quella del 3-2 per i Red Devils del 6 gennaio del 2002. Quest'ultimo era un match di FA Cup, ma, come accaduto sabato, i ragazzi di Alex Ferguson erano sotto di due reti e hanno poi finito per vincere. Dieci anni fa grande protagonista della rimonta fu Ruud Van Nistelrooy, nel fine settimana uno scatenato Chicharito Hernandez. Lo United resta così al comanda della classifica, guadagnando pure due punti sul Chelsea, fermato in casa dal Liverpool. I Blues perdono due punti preziosi e John Terry, al rientro dopo le quattro giornate di squalifica per l'ormai celeberrimo insulto razzista rivolto ad Anton Ferdinand. JT segna e si infortuna gravemente in uno scontro di gioco con Luis Suarez, poi autore, con la sua decima rete stagionale, del goal del pari. Così come i cugini dello United, si afferma in rimonta ma con merito anche il City sul Tottenham, alla seconda sconfitta consecutiva. Ancora determinante Edin Dzeko, entrato nel secondo tempo. Mantiene il quarto posto l'Everton, che inguaia ulteriormente il Sunderland. Il Fulham rischia di vincere per la prima volta sul campo dell'Arsenal, sempre più lontano dal vertice della classifica. In coda rimangono a secco di vittorie e nelle ultime tre posizioni Reading, Southampton e QPR.

IL TOP – Lo davano già come sicuro partente dall'Old Trafford. Troppa concorrenza in attacco, soprattutto dopo l'acquisto di Robin Van Persie, e le prestazioni non brillantissime della stagione passata apparivano delle ottime ragioni per vendere al miglior offerente Chicharito Hernandez, ormai divenuto un habitué della panchina. Il messicano non si è perso d'animo e quando chiamato a impallinare le difese avversarie non si è mai tirato indietro. Negli ultimi cinque incontri tra campionato e coppe ha realizzato ben sette goal, compresa la quasi tripletta al Villa Park. Quasi pleonastico ribadire che tante della sue marcature sono poi risultate decisive.

IL FLOP – Prima buttano alle ortiche un vantaggio di due reti, facendosi addirittura scavalcare. Poi i Gunners hanno la palla della vittoria all'ultimo secondo e non la sanno sfruttare al meglio. Il dato di fatto è che l'attuale inizio stagione è il peggiore dell'Arsenal dai primi anni Ottanta.

LA SORPRESA – Un Liverpool fin qui ancora troppo balbettante ha trovato uno squillo degno del suo blasone su un campo difficile come lo Stamford Bridge, dove però i Reds avevano vinto le ultime tre sfide, compresa quella di Coppa di Lega segnata dal primo grave infortunio occorso a Luca Leiva. Che la cura-Rodgers stia iniziando a fare effetto?

TOH CHI SI RIVEDE – Con le sue ultime prestazioni Olivier Giroud ha smentito in buona parte la fama di brocco che si era appiccicato addosso dopo un'inizio di stagione fallimentare. Il centravanti francese dell'Arsenal, autore di una doppietta contro il Fulham, sembra tornato quello dei tempi di Montpellier. Una buona notizia per Arsene Wenger, che nel complesso non ha molte ragioni per essere allegro.

LA CHICCA – Dopo 38 partite consecutive fuori casa in cui aveva concesso almeno un goal (record negativo nella storia della Premier), sul campo del Reading il Norwich è riuscito a mantenere inviolata la proprio porta.

CONSIGLI PER GLI ACQUISTI – Se il QPR continuerà a rimediare sonori sganassoni a destra e a manca è piuttosto probabile che il fantasista marocchino Adel Taarabt, già nelle mire del PSG lo scorso anno, si cerchi una destinazione più adeguata al suo talento.

venerdì 26 ottobre 2012

La linea del colore che divide il football

Uscito oggi su Pubblico e firmato dal sottoscritto.

Le due settimane contro il razzismo nel calcio non potevano coincidere con un momento più delicato, almeno in Inghilterra. Oltre Manica divampano le polemiche, ma sotto i riflettori non ci sono i tifosi – che pure ogni tanto ne combinano ancora di cotte e di crude – ma addirittura giocatori di alto profilo. Nel giro di pichi giorni si è creato addirittura il paradosso per cui Rio Ferdinand, difensore e storico leader del Manchester United, da sempre in prima fila nelle battaglie sociali del calcio inglese, si è rifiutato di indossare la maglietta della campagna “Let's Kick Racism Out of Football”. Mentre JohnTerry, capitano del Chelsea, appena squalificato per insulti razzisti al fratello di Ferdinand (Anton), è sceso in campo in Champion's League con una faccia sul braccio su cui c'era scritto “Uniti contro il razzismo”.

Andiamo con ordine e proviamo a dipanare una matassa che nel corso degli ultimi mesi è diventata intricatissima e si è arricchita di episodi clamorosi e inaspettati.

La nostra storia inizia giusto un anno fa, il 23 ottobre 2011. Al Loftus Road il Queen's Park Rangers affronta il Chelsea nel derby del West End londinese. All'85° minuto il capitano dei Blues John Terry ha uno scatto d'ira e rivolge un epiteto razzista ad Anton Ferdinand, fratello del suo collega di nazionale Rio. Il difensore del QPR ha appena ricordato a Terry la sua scarsa fedeltà alla moglie, tradita tra le altre con la fidanzata dell'ex amico e compagno Wayne Bridge.

All'inizio il caso sembra destinato a sgonfiarsi senza lasciare alcun strascico, ma ecco il primo colpo di scena. Qualcuno molto abile a leggere il labiale e che assiste al match per televisione sporge denuncia, convincendo anche un fin a quel punto titubante Anton a prendere posizione contro il rivale. Scoppia un putiferio, anche perché Terry è uno dei simboli del calcio inglese, nonché capitano della nazionale, allora ancora allenata da Fabio Capello. Il suo gesto, poi, giunge pochi giorni dopo gli insulti razzisti vomitati in faccia a più riprese a Patrice Evra da Luis Suarez del Liverpool, per cui l'uruguayano riceverà otto giornate di sospensione. Insomma, una delle piaghe ulceranti del passato pare fare di nuovo la sua comparsa, ma in campo e non sugli spalti.

Nel caso di JT la FA se la prende comoda, ma anche a seguito di “sollecitazioni governative” intima a Capello di togliere la fascia al forte centrale difensivo. Apriti cielo, Don Fabio non ci sta e se ne va sbattendo la porta. Nel frattempo viene concordata la data dell'udienza penale. Terry rischia una sanzione pecuniaria di circa 3mila euro – spiccioli, per uno come lui – ma la figuraccia planetaria sarebbe garantita. Si muovono gli avvocati e guarda caso viene stabilito che la sentenza sarà emessa dopo l'Europeo di Polonia e Ucraina, che quindi il villain del nostro racconto può disputare senza problemi. Una competizione per cui invece il nuovo manager dei Tre Leoni Roy Hodgson non convoca Rio Ferdinand (che ovviamente ha preso le parti del fratello). Ufficialmente perché non ce la fa più a reggere i ritmi di un torneo così impegnativo, in realtà perché Mister Roy voleva evitare risse da saloon negli spogliatoi tra i due contendenti.

Euro 2012 finisce con la solita eliminazione ai rigori nei quarti di finale. Giusto il tempo di un paio di tuffi nel mare di qualche località esotica ed ecco che arriva il tanto atteso giorno della sentenza. A sorpresa la corte dichiara Terry non colpevole, per la gioia di Ashley Cole, terzino sinistro nero del Chelsea che ha testimoniato sull'integrità morale del compagno di squadra. Così facendo si merita l'appellativo di choc ice (slang che signorilmente si può tradurre con “amico dei bianchi”), come scrive uno dei follower di Rio Ferdinand su Twitter. Un commento pubblicamente lodato dal difensore dello United sul popolare social network. Nota bene, per il cinguettio di apprezzamento il buon Rio ha ricevuto una di multa di oltre 50mila euro dalla FA perché ritenuto “razzista”. E qui ormai siamo ai confini del paradosso.

Il verdetto di innocenza lascia esterrefatta una buona fetta dell'opinione pubblica britannica. Terry capisce l'aria che tira e abbandona la nazionale. Chi lo sostituirà, Rio? Nemmeno per idea, come confessa Hodgson durante un viaggio in metropolitana ad alcuni passeggeri! Roba da far invidia ai Monty Python.

Il 27 settembre finalmente arriva la decisione della federazione: 300mila euro di multa e quattro giornate di squalifica, con la postilla che “Terry è sì colpevole, ma non razzista”. Una farsa, nell'opinione di una decina di giocatori neri, che il fine settimana scorso puntano i piedi e decidono di non vestire le maglie della campagna Kick it out Racism. Tra questi, oltre al promotore dell'iniziativa Jason Roberts del Reading, ça va sans dire, i fratelli Ferdinand, tanto da portare Rio a litigare addirittura con il suo mentore Alex Ferguson. Per carità, va detto che in due decenni la campagna contro il razzismo di risultati ne ha prodotti, non fosse altro perché ancora negli anni Ottanta e all'inizio dei Novanta alcune tifoserie – tra cui quella del Chelsea – erano solite tirare banane ai giocatori neri e non “contare” i goal che questi realizzavano. Ora la questione razzismo è considerata una priorità, ma visto che Kick it out Racism è finanziata dalla Premier League e dalla FA, organismi dimostratisi fino troppo clementi con Terry, l'azione di boicottaggio ci sta tutta.

Mentre monta la protesta, comincia a circolare pure una voce clamorosa che spaventa la Federazione: Rio sarebbe pronto a fondare un sindacato per soli neri che non si sentono più rappresentati della Professional Football Association (PFA). Sempre via Twitter, Ferdinand l'ha parzialmente smentita (“non date fede a tutto quello che leggete”) ma la PFA si è affrettata a stilare un nuovo piano in sei punti di lotta al razzismo che va dall'inasprimento dei procedimenti disciplinari all'obbligo di offrire le panchine anche agli allenatori di coloro che, persino nella multiculturale Inghilterra, sono ancora pochissimi.

L'altro ieri infine i fratelli Ferdinand hanno deciso di fare una dichiarazione congiunta per ricomporre la frattura con gli organizzatori di Kick It Out, ai quali hanno riconosciuto il lavoro importantissimo svolto sin qui in termini di educazione e consapevolezza del problema, ma hanno anche ricordato che i tempi cambiano e organizzazioni come queste devono adeguare i propri strumenti di lotta. Nonostante il risentimento nei confronti della Federazione e del Sindacato, loro si sono detti disposti ad aiutare Kick it Out e infatti, in segno di pace, Rio Ferdinand ha deciso che domenica prima del calcio d'inizio di Chelsea-Manchester United stringerà la mano ad Ashley Cole, il difensore dei Blues che Anton si era invece rifiutato di salutare quando si erano rivisti in campo a settembre. Tutti i giocatori del Chelsea indosseranno per l'occasione la maglietta “Kick It Out”. Tutti tranne il convitato di pietra John Terry, assente per squalifica da razzismo.