Il 2013 sarà ricordato come l'annus mirabilis dello sport gallese. E non solo perché la nazionale dei dragoni ha vinto per la seconda volta consecutiva il Sei Nazioni, umiliando sul terreno amico del Millennium Stadium gli “odiati” vicini inglesi. Per una volta, infatti, è stato anche il football a dare lustro a questo angolo di mondo da sempre follemente innamorato della palla ovale. Lo Swansea City ha vinto la Coppa di Lega, il Cardiff City ha centrato una storica promozione in Premier e Gareth Bale è ormai entrato in maniera definitiva nel gotha dei fuoriclasse mondiali, tanto che per alcuni addetti ai lavori le sue prestazioni sono al livello di quelle di Leo Messi e Cristiano Ronaldo. Anche la nazionale, da decenni tra le cenerentole d'Europa, sta lanciando qualche incoraggiante segnale di ripresa, sebbene il sogno della qualificazione a Brasile 2014 appaia ormai svanito.
Proprio la selezione gallese era reduce dallo shock della prematura scomparsa del tecnico Gary Speed, suicidatosi nel novembre del 2011. L'ex centrocampista di Leeds e Newcastle aveva iniziato a dare una raddrizzata a una squadra che non è mai riuscita a ripetere i gloriosi fasti di John Charles e compagni. Ai tempi del Gigante Buono juventino, i dragoni centrarono l'unica partecipazione ai Mondiali, quelli svedesi del 1958, riuscendo addirittura a qualificarsi per i quarti di finale, persi per 1-0 con il Brasile di un certo Pelé.
Nemmeno con un fenomeno come Ryan Giggs a scorrazzare sulla fascia il Galles aveva raccolto un granché. Per la verità il fenomeno del Manchester United non ha mai brillato troppo in nazionale, con cui ha collezionato 64 presenze e 12 goal. Il suo rendimento non eccelso in buona parte è da addebitare al non trascurabile fatto che era contornato da mediocri compagni d'orchestra. Gareth Bale può almeno contare su un talento emergente che risponde al nome di Aaron Ramsey (ormai un punto fermo dell'Arsenal) e veterani affidabili come Ashley Williams.
Già, Bale. L'infortunio rimediato nella gara d'andata dei quarti di Europa League contro il Basilea ha solo momentaneamente interrotto la sua vertiginosa ascesa, molto probabilmente impedendo al Tottenham di proseguire il suo cammino nella seconda competizione continentale. La prima parte del 2013 del buon Gareth era stata da urlo. Goal a grappoli (13 prima dell'incidente alla caviglia) e in tutte le modalità possibili, dribbling ubriacanti e scatti da incubo per i difensori avversari sono solo i marchi di fabbrica di un giocatore ormai completo. Così forte che l'Europa che conta – ovvero le squadre con tanti denari a disposizione – non vede l'ora di soffiarlo agli Spurs. Specialmente se il club del White Hart Lane non dovesse centrare la qualificazione in Champions League, non è da escludere che la stagione prossima Bale possa sì continuare a vestire di bianco, ma con il simbolo del Real Madrid sul petto. E pensare che quando era approdato al calcio che conta, appena diciottenne, le sue prestazioni d'esordio con il Tottenham avevano lasciato parecchio a desiderare. Bale in quel periodo non era stato ancora avanzato a centrocampo e sulla fascia sinistra dello schieramento difensivo degli Spurs concedeva spesso qualcosa di troppo agli attaccanti che si trovava a fronteggiare. Le amnesie in fase di copertura sommate a una striscia di ben 24 match senza vittorie quando lui era in campo lo avevano trasformato da colpo di mercato a una sorta di menagramo. Poi, come è risaputo, tutto è cambiato, anche a dispetto di qualche infortunio di troppo che a tratti ha penalizzato la carriera del ragazzo prodigio.
La sua maturazione è anche merito delle amorevoli cure di Harry Redknapp, da subito resosi conto che l'ex stellina del Southampton (la cui Academy in questi anni ha sfornato anche Theo Walcott e Alex Oxlade Chamberlain, non male...) non poteva essere un flop. Anzi, visti i mezzi tecnici e fisici a disposizione, era un peccato mortale relegarlo in difesa. Da un punto di vista atletico, non ha rivali, eccetto Ronaldo. Tanto per intenderci, a 14 anni correva i 100 metri in 11,4 secondi in quel di Cardiff, prima di trasferirsi sulla costa meridionale dell'Inghilterra.
Da bambino, nella capitale gallese, frequentava le gradinate dell'ormai defunto (e demolito) Ninian Park, dove suo zio Chris Pike giocava per i Bluebirds.
Grandi festeggiamenti in famiglia, quindi, per la tanto attesa promozione del Cardiff, materializzatasi la sera dello scorso 16 aprile con il pareggio interno a reti bianche con il Charlton. Finalmente una gioia, dopo anni di delusioni, con la squadra che si sgonfiava a un passo dal traguardo, facendo di tutto per sconfessare i favori del pronostico. Anni in cui ha colpito duro una sorta di maledizione di Wembley. Lo stadio, quello nuovo, dove i Bluebirds hanno perso tre finali. Una di play offs dopo un rocambolesco 3-2 con il Blackpool, una di Coppa di Lega (per giunta ai rigori) con il Liverpool e la terza della storia della compagine in FA Cup, di misura con il Portsmouth. Non va dimenticato che il Cardiff la Coppa d'Inghilterra l'ha vinta – unica squadra “straniera” – nel lontano 1927, grazie alle papere del portiere (gallese) dell'Arsenal Dan Lewis. Spulciando gli annali del football d'oltre Manica, però, si comprende che quella non fu per nulla una sorpresa. Negli anni Venti e a cavallo tra i Cinquanta e i Sessanta, il City è stato una presenza fissa nell'allora First Division, quasi vinta nel 1924 (il titolo sfuggì per la peggior differenza reti rispetto all'Huddersfield allenato da Herbert Chapman), ma da cui mancava dal 1962.
Il cambio di colori dal blu al rosso, voluto dalla proprietà malese per ragioni commerciali e scaramantiche (il rosso in Asia “porta bene”), ha evidentemente funzionato. Uno zoccolo duro dei supporter, ancora legato alla tradizione, continua a storcere il naso, ma è probabile che il rancore sia stato annacquato dalla bella favola del Cardiff di quest'anno.
La sera della promozione il più commosso di tutti era Craig Bellamy. A 33 anni, dopo aver girato mezza Premier, l'attaccante dal caratteraccio e dal cuore d'oro (fa tantissima beneficenza per i bimbi africani) ha dedicato il trionfo in campionato al babbo, che quando era piccolo lo portava sempre a vedere i Bluebirds. L'esperienza di Bellamy tornerà utile nel tritacarne della Premier, ma i vertici societari hanno già fatto sapere che in estate metteranno a disposizione al manager scozzese Malky Mackay (uno dei tanti scozzesi emergenti sulle panchine di club inglesi) un budget di almeno 20 milioni di euro. Denaro che, se ben impiegato, potrebbe bastare a garantire la salvezza ai Blubirds, specialmente se i vari Guy Whittingham, Frazer Campbell e Ben Turner sapranno confermarsi anche ad alti livelli.
Inutile nascondersi dietro un dito, il match più atteso dalle parti del nuovo Cardiff City Stadium è quello con lo Swansea City. Un derby molto sentito, in passato di frequente teatro di scontri, soprattutto negli anni bui dell'hooliganismo. Nel 1988 i tifosi del Cardiff furono inseguiti fin dentro le acque del mare, mentre il match del 1993 fu macchiato da tali e tanti episodi di violenza da essere poi ricordato come la “battaglia di Ninian Park”. Sperando che fuori dal campo le cose non trascendano – ma episodi spiacevoli si sono registrati anche negli ultimissimi incontri tra i due team, tra lanci di monetine e altre “amenità” varie – sul rettangolo di gioco lo spettacolo dovrebbe essere garantito. Entrambe le formazioni esprimono standard calcistici elevati. Come già commentato nei numeri scorsi di Calcio 2000, lo Swansea ha capitalizzato sotto la guida di Michael Laudrup l'ottimo lavoro svolto da Roberto Martinez e Brendan Rodgers trionfando in Coppa di Lega. Il primo trofeo “pesante” nel football che conta è arrivato proprio nell'anno del centenario del club, che anche questa stagione ha disputato un eccellente campionato di Premier.
Il “Barcellona del Galles”, come lo hanno definito in tanti per il suo apprezzabile stile di gioco, ha come punta di diamante lo spagnolo Michu. Strappato al Rayo Vallecano per un paio di milioni di euro, il centrocampista offensivo è la rivelazione dell'anno. Era risaputo che avesse un certo fiuto per il goal, ma nessuno avrebbe mai creduto che avrebbe raggiunto la doppia cifra in Premier, dimostrandosi a tratti un giocatore dominante. Certo, non è detto che gli Swans riusciranno a trattenerlo, ma è indubbio che in caso di cessione la plusvalenza sarebbe da record. Visti i prossimi impegni in Europa League, la dirigenza dello Swansea farà uno sforzo per tenere sia Michu che Laudrup (anche lui concupito da varie big). Il football gallese sembra proprio voler fare le cose in grande.
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giovedì 6 giugno 2013
martedì 5 marzo 2013
Il punto sulla Premier – Cambio della guardia al nord di Londra?
Il Tottenham vince il derby con l'Arsenal e si conferma come terza forza del campionato. Tutto facile per le due di Manchester.
Dopo una settimana ad alta tensione a causa delle parole di Rafa Benitez, il Chelsea batte il West Bromwich e rimane attaccato al treno Champions. In coda squillo del QPR a Southampton.
COS'E' SUCCESSO – Un po' come accade in Italia, anche in Inghilterra a tenere banco è più la lotta per un posto in Champions League che quella per il titolo. Il Manchester United appare inarrestabile e, come se non bastassero i 12 punti di vantaggio sul City, i Red Devils hanno dato una bella impennata alla differenza reti surclassando il Norwich all'Old Trafford. I Light Blues hanno vinto con il minimo sforzo al Villa Park, dominando il match solo a tratti. Big match di giornata era il derby del White Hart Lane, segnato dall'ennesima prodezza di Gareth Bale (salito a 16 marcature in Premier) che permette agli Spurs di tenere a distanza il Chelsea. Per i Blues è bastato il secondo goal con la nuova maglia di Demba Ba per sbarazzarsi di un West Bromwich in vistoso calo di forma. Anche in coda regna l'equilibrio, visto che perdono un po' tutte tranne il QPR, con i tre punti raccolti a Southampton tornato così in corsa per un'inopinata salvezza.
IL TOP – Continua l'ottima stagione dello Swansea. Dopo lo storico successo in Coppa di Lega, i ragazzi di Miki Laudrup non hanno sofferto prevedibili cali di tensione, bensì hanno superato un avversario di questi tempi molto ostico come il Newcastle.
IL FLOP – Fuori prematuramente dalle coppe nazionali, a un passo dall'addio alla Champions League, ora l'Arsenal rischia di veder sfumare l'ultimo obiettivo stagionale. Ovvero quel quarto posto che potrebbe pure non bastare per garantire la permanenza sulla panchina dei Gunners di Arsene Wenger. Secondo la nostra modesta opinione all'Emirates c'è bisogno di cambiare il “manico”, prima di ripetere in maniera ciclica gli stessi errori.
LA SORPRESA – Proprio quando tutti lo davano per “morto”, il QPR ha sfoderato una bella prestazione sulla costa meridionale dell'Inghilterra, battendo il Southampton a domicilio. Un bel regalo di compleanno per il neo-sessantaseienne Harry Redknapp. Curioso che compisse gli anni anche il manager dei Saints Mauricio Pochettino. Per lui non c'è stato un bel niente da festeggiare.
TOH CHI SI RIVEDE – Era abbastanza scontato che a Shinji Kagawa servisse un periodo di ambientamento nel calcio molto fisico e veloce della Premier. L'infortunio non ha certo accelerato i tempi, ma le ultime buone prove, culminate con la tripletta al Norwich, dimostrano che il giapponese può diventare l'arma in più del Manchester United.
LA CHICCA – Nella storia della Premier solo Michael Owen (5) e Wayne Rooney (4) hanno segnato più triplette di Luis Suarez (con quella al Wigan salito a quota tre) lontano dal casa. Anche Alan Shearer si era fermato a due.
CONSIGLI PER GLI ACQUISTI – L'attaccante Kevin Mirallas è uno dei tanti belgi approdati in Premier negli ultimi anni. Più passa il tempo, e più l'Everton non si pente di averlo prelevato dai greci dell'Olimpiakos nel 2012.
Dopo una settimana ad alta tensione a causa delle parole di Rafa Benitez, il Chelsea batte il West Bromwich e rimane attaccato al treno Champions. In coda squillo del QPR a Southampton.
COS'E' SUCCESSO – Un po' come accade in Italia, anche in Inghilterra a tenere banco è più la lotta per un posto in Champions League che quella per il titolo. Il Manchester United appare inarrestabile e, come se non bastassero i 12 punti di vantaggio sul City, i Red Devils hanno dato una bella impennata alla differenza reti surclassando il Norwich all'Old Trafford. I Light Blues hanno vinto con il minimo sforzo al Villa Park, dominando il match solo a tratti. Big match di giornata era il derby del White Hart Lane, segnato dall'ennesima prodezza di Gareth Bale (salito a 16 marcature in Premier) che permette agli Spurs di tenere a distanza il Chelsea. Per i Blues è bastato il secondo goal con la nuova maglia di Demba Ba per sbarazzarsi di un West Bromwich in vistoso calo di forma. Anche in coda regna l'equilibrio, visto che perdono un po' tutte tranne il QPR, con i tre punti raccolti a Southampton tornato così in corsa per un'inopinata salvezza.
IL TOP – Continua l'ottima stagione dello Swansea. Dopo lo storico successo in Coppa di Lega, i ragazzi di Miki Laudrup non hanno sofferto prevedibili cali di tensione, bensì hanno superato un avversario di questi tempi molto ostico come il Newcastle.
IL FLOP – Fuori prematuramente dalle coppe nazionali, a un passo dall'addio alla Champions League, ora l'Arsenal rischia di veder sfumare l'ultimo obiettivo stagionale. Ovvero quel quarto posto che potrebbe pure non bastare per garantire la permanenza sulla panchina dei Gunners di Arsene Wenger. Secondo la nostra modesta opinione all'Emirates c'è bisogno di cambiare il “manico”, prima di ripetere in maniera ciclica gli stessi errori.
LA SORPRESA – Proprio quando tutti lo davano per “morto”, il QPR ha sfoderato una bella prestazione sulla costa meridionale dell'Inghilterra, battendo il Southampton a domicilio. Un bel regalo di compleanno per il neo-sessantaseienne Harry Redknapp. Curioso che compisse gli anni anche il manager dei Saints Mauricio Pochettino. Per lui non c'è stato un bel niente da festeggiare.
TOH CHI SI RIVEDE – Era abbastanza scontato che a Shinji Kagawa servisse un periodo di ambientamento nel calcio molto fisico e veloce della Premier. L'infortunio non ha certo accelerato i tempi, ma le ultime buone prove, culminate con la tripletta al Norwich, dimostrano che il giapponese può diventare l'arma in più del Manchester United.
LA CHICCA – Nella storia della Premier solo Michael Owen (5) e Wayne Rooney (4) hanno segnato più triplette di Luis Suarez (con quella al Wigan salito a quota tre) lontano dal casa. Anche Alan Shearer si era fermato a due.
CONSIGLI PER GLI ACQUISTI – L'attaccante Kevin Mirallas è uno dei tanti belgi approdati in Premier negli ultimi anni. Più passa il tempo, e più l'Everton non si pente di averlo prelevato dai greci dell'Olimpiakos nel 2012.
domenica 24 febbraio 2013
Bradford, complimenti lo stesso!
Non mi aspettavo sorprese, sebbene nel calcio e nella vita in generale nulla sia mai scritto in anticipo. Ma lo Swansea non era l'Aston Villa sbadato in difesa e arruffone nel gioco superato dal Bradford nel doppio impegno di semifinale.
Gli Swans sono un team quadrato e con buone individualità, che riportano una "coppa inglese" in Galles dopo quasi un secolo (per la precisione dalla 1927, quando il Cardiff vinse 1-0 con l'Arsenal in finale di FA Cup). L'anno prossimo in Europa League ci sarà un club di Premier al 20 per cento di proprietà dei tifosi, il che non può che farmi tanto piacere.
Certo che per il calcio gallese il 2013-14 si preannuncia esaltante: lo Swansea in Europa e il primo derby tra gli Swans e il Cardiff (che al 99 per cento sarà promosso) in Premier. Scusate se è poco!
Gli Swans sono un team quadrato e con buone individualità, che riportano una "coppa inglese" in Galles dopo quasi un secolo (per la precisione dalla 1927, quando il Cardiff vinse 1-0 con l'Arsenal in finale di FA Cup). L'anno prossimo in Europa League ci sarà un club di Premier al 20 per cento di proprietà dei tifosi, il che non può che farmi tanto piacere.
Certo che per il calcio gallese il 2013-14 si preannuncia esaltante: lo Swansea in Europa e il primo derby tra gli Swans e il Cardiff (che al 99 per cento sarà promosso) in Premier. Scusate se è poco!
venerdì 22 febbraio 2013
In preparazione della finale di Coppa di Lega
Domenica a Wembley andrà in scena una finale di Coppa di Lega – denominata Capital One Cup in onore dello sponsor di turno – a dir poco inedita. In maniera del tutto inaspettata, a fronteggiarsi saranno lo Swansea City, realtà ormai affermata di Premier, ma che fino a non tanti anni fa bazzicava i bassifondi della Football League, e un team di quarta serie, il Bradford City. Chiariamo subito un punto, i Bantams hanno tradizione e storia degne di palcoscenici più illustri (fra il 1999 e il 2001 hanno anche disputato il massimo campionato inglese), ma rientrano nella categoria della “nobile decaduta”, che oltre Manica può contare su un numero crescente di membri.
La cavalcata del Bradford in League Cup è di quelle da calcio d'altri tempi. Durante il loro cammino hanno eliminato diversi team di categorie superiori, tra cui il Watford allenato da Gianfranco Zola, Wigan, Arsenal e Aston Villa, queste ultime tre tutte di Premier. Eppure non è la prima volta che una compagine di quarta serie approda alla finale. Qui però va fatta una contestualizzazione indispensabile. Si fa presto a dire che la Coppa di Lega attualmente è solo un peso per la grandi, che la snobbano schierando nei loro impegni le seconde e terze linee. Nei suoi primi anni di vita, infatti, la competizione ha goduto di un profilo ancora più basso. Il Liverpool, tanto per fare un esempio, giocò l'edizione d'esordio (1960-61), ma poi si chiamò fuori fino al 1967-68. La finale secca fu introdotta solo nel 1967. Prima si tenevano due match di andata e ritorno, per la verità tra l'indifferenza generale. Nel 1961 per organizzare la seconda partita tra Aston Villa (poi trionfatore) e il Rotherham si aspettò addirittura l'inizio della stagione successiva. Ovvero quella in cui il Rochdale, discreto club dell'allora Fourth Division, fronteggiò il Norwich City (protagonista di un mediocre campionato in Second Division). Da notare come, in assenza di alcune delle 92 squadre della Football League, alcuni turni furono compressi e in pratica il Dale si trovò a passare direttamente dai sedicesimi ai quarti di finale.
Ma fu un semifinale che la squadra del Lancashire compì il classico miracolo. Curiosamente con la stessa successione di risultati del Bradford contro il Villa (3-1 in casa e 1-2 fuori), il Rochdale buttò fuori a sorpresa il Blackburn Rovers (club di First Division). Tuttavia non si ripeté in finale. Davanti a oltre 11mila spettatori dovette issare ben presto bandiera bianca allo Spotland, dove i Canaries dominarono (3-0 lo score andato in archivio). In occasione del ritorno, al Carrow Road di Norwich non si registrò il tutto esaurito, a conferma dello scarso interesse per la Coppa. Dopo un match fiacco e poco appassionante, i padroni di casa incamerarono uno striminzito 1-0 che bastò e avanzò per esporre in bacheca il trofeo.
In tema di underdog, ancora più bravi del Rochdale furono i ragazzi del QPR, ispirati dal talentuoso ma umorale Rodney Marsh, che nell'anno della prima finale a Wembley (1967) rimontarono due goal di svantaggio al West Bromwich Albion per poi vincere 3-2. I Super Hoops militavano in Third Division, come lo Swindon Town, che nel 1969, nonostante due categorie di differenza, sconfisse un Arsenal decimato dall'influenza Ora il Bradford proverà a riscrivere la storia, traendo ispirazione da QPR e Swindon. Good luck, Bantams!
La cavalcata del Bradford in League Cup è di quelle da calcio d'altri tempi. Durante il loro cammino hanno eliminato diversi team di categorie superiori, tra cui il Watford allenato da Gianfranco Zola, Wigan, Arsenal e Aston Villa, queste ultime tre tutte di Premier. Eppure non è la prima volta che una compagine di quarta serie approda alla finale. Qui però va fatta una contestualizzazione indispensabile. Si fa presto a dire che la Coppa di Lega attualmente è solo un peso per la grandi, che la snobbano schierando nei loro impegni le seconde e terze linee. Nei suoi primi anni di vita, infatti, la competizione ha goduto di un profilo ancora più basso. Il Liverpool, tanto per fare un esempio, giocò l'edizione d'esordio (1960-61), ma poi si chiamò fuori fino al 1967-68. La finale secca fu introdotta solo nel 1967. Prima si tenevano due match di andata e ritorno, per la verità tra l'indifferenza generale. Nel 1961 per organizzare la seconda partita tra Aston Villa (poi trionfatore) e il Rotherham si aspettò addirittura l'inizio della stagione successiva. Ovvero quella in cui il Rochdale, discreto club dell'allora Fourth Division, fronteggiò il Norwich City (protagonista di un mediocre campionato in Second Division). Da notare come, in assenza di alcune delle 92 squadre della Football League, alcuni turni furono compressi e in pratica il Dale si trovò a passare direttamente dai sedicesimi ai quarti di finale.
Ma fu un semifinale che la squadra del Lancashire compì il classico miracolo. Curiosamente con la stessa successione di risultati del Bradford contro il Villa (3-1 in casa e 1-2 fuori), il Rochdale buttò fuori a sorpresa il Blackburn Rovers (club di First Division). Tuttavia non si ripeté in finale. Davanti a oltre 11mila spettatori dovette issare ben presto bandiera bianca allo Spotland, dove i Canaries dominarono (3-0 lo score andato in archivio). In occasione del ritorno, al Carrow Road di Norwich non si registrò il tutto esaurito, a conferma dello scarso interesse per la Coppa. Dopo un match fiacco e poco appassionante, i padroni di casa incamerarono uno striminzito 1-0 che bastò e avanzò per esporre in bacheca il trofeo.
In tema di underdog, ancora più bravi del Rochdale furono i ragazzi del QPR, ispirati dal talentuoso ma umorale Rodney Marsh, che nell'anno della prima finale a Wembley (1967) rimontarono due goal di svantaggio al West Bromwich Albion per poi vincere 3-2. I Super Hoops militavano in Third Division, come lo Swindon Town, che nel 1969, nonostante due categorie di differenza, sconfisse un Arsenal decimato dall'influenza Ora il Bradford proverà a riscrivere la storia, traendo ispirazione da QPR e Swindon. Good luck, Bantams!
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