domenica 9 maggio 2010

Chelsea campione

Carlo Ancelotti come Josè Mourinho, anzi, forse addirittura meglio. Alla sua prima stagione in Premier l’ex tecnico del Milan diventa il primo italiano a vincere il campionato inglese. Un veni,vidi, vici in stile Mourinho, con la differenza che sabato prossimo potrebbe aggiudicarsi anche la Coppa d’Inghilterra nella finale di Wembley contro il Portsmouth – ultimo classificato in campionato. E allora Ancelotti sarebbe anche ricordato come il primo allenatore dei Blues protagonisti di un double. Il quarto titolo di campioni d’Inghilterra è arrivato grazie alla vittoria sul Wigan, compagine di bassa classifica umiliata con ben otto marcature (ma nel 2010 c’erano già tre precedenti con sette gol messi a segno in match di Premier). A nulla è servita allora la concomitante vittoria dei diretti rivali dei Red Devils.

Manchester United con cui il Chelsea ha battagliato tutta la stagione, trovandosi però solo occasionalmente a dover rincorrere. La cifra distintiva di Ancelotti è stato il camaleontismo tattico. Si è passati per un 4-4-2 classico, si è impiegato il centrocampo a rombo, ci si è affidati all’albero di natale che non piaceva a Berlusconi e anche a un 4-3-3 alquanto spregiudicato. Non ce ne voglia lo Special One, così rimpianto dalla stampa britannica, ma Carletto da Reggiolo ha fatto giocare la squadra in maniera più spettacolare rispetto al suo illustre predecessore, come dimostrano i 103 gol segnati in 38 gare di campionato, un record. Certo, si è trovato la “pappa pronta”, ovvero un gruppo plasmato, e bene, dalla croce e delizia dei giornalisti nostrani, ma senza voler indugiare troppo nello spirito patriottico va pure sottolineato come Ancelotti abbia saputo far convivere alla grande due meravigliosi attaccanti quali Didier Drogba (capocannoniere del campionato con 29 gol) e Nicolas Anelka, trasformando da brutto anatroccolo a splendido cigno un esterno di valore che risponde al nome di Florent Malouda (uno che appena arrivato in Premier sembrava avesse paura di giocare), gestito bene il “Terry gate” e soprattutto l’assenza di Michael Essien. Salire in vetta alla Premier senza il ghanese – a nostro modesto parere il miglior centrocampista di “contenimento” al mondo – e con al suo posto Obi Mikel – bravino ma alcune categorie al di sotto di Essien – è francamente una bella impresa.

Altra nota di merito del Chelsea targato Ancelotti è l’ottimo comportamento negli scontri diretti. Sei vittorie su sei con le altre Big Four Manchester United, Arsenal e Chelsea, solo una sconfitta con il Tottenham tra i team qualificati per la prossima Champions League sono una prova di grande solidità. Dopo un periodo di relativa calma, ora Roman Abramovich sembra intenzionato a rallentare i cordoni della borsa per rafforzare una squadra con l’età media più alta del campionato (intorno ai 30 anni). Viste le difficoltà economiche di tanti club importanti, Manchester City a parte, i Blues potrebbero instaurare un lungo dominio entro i confini inglesi. Ma l’ossessione del datore di lavoro di Carletto, è risaputo, è la coppa dalle grandi orecchie. Quella non l’ha vinta nemmeno con Mourinho in panchina e non ha certo voglia di vedere di nuovo il sogno sfumare a livello di ottavi di finale, come accaduto quest’anno. Ancelotti avvisato…

Scritto per Goal.com

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