venerdì 22 gennaio 2010

La maledizione del Leeds United sta per finire?

Sabato pomeriggio i tifosi del Leeds torneranno a gustarsi il sapore delle grandi sfide. La loro squadra, infatti, scenderà al White Hart Lane per una partita di quarto turno di Coppa d’Inghilterra che si preannuncia molto interessante. Non fosse altro perché i Whites sono reduci dal clamoroso successo dell’Old Trafford di un paio di settimane fa. Ironia della sorte, sembra quasi che il sorteggio voglia dare al Leeds un assaggio di quel calcio di altissimo livello che all’Elland Road era pane quotidiano fino a non moltissimi anni fa. Ovvero fino a quando la maledizione che da sempre sembra accompagnare il club dello Yorkshire ha colpito duro, durissimo. La squadra fatta di giovani campioni in erba, capace di raggiungere una semifinale di Champions League nel 2001, smembrata, le casse del club prosciugate, il caos societario dell’era di Peter Risdale sbattuto in prima pagina e il salto nelle divisioni minori inevitabile. Senza i vari Rio Ferdinand, Jonathan Woodgate, Lee Bowyer e Harry Kewell e sempre a corto di quattrini, la discesa agli inferi non si è fermata alla ex Second Division, ma ha comportato anche l’umiliazione della Third Division, ora League One. Al momento la squadra è saldamente prima in classifica, ma nelle due stagioni precedenti – le prime della loro storia trascorse nella terza serie del football inglese – erano arrivate delle cocentissime delusioni. Nel 2008 i Whites persero la finale dei play off contro il Doncaster Rovers, l’anno scorso furono eliminati in semifinale dagli odiati (dai tifosi) rivali del Millwall. Nel frattempo era giunto anche uno stop al secondo turno della FA Cup per mano dei dilettanti dell’Histon (il gol vittoria fu siglato da un postino…).

La strada da percorrere è ancora tanta, specialmente se la stellina Jermaine Beckford (il castigatore dei Red Devils), sarà ceduto all’Everton come si vocifera in questi giorni. Le spiacevoli sorprese sono sempre dietro l’angolo, quando si parla del Leeds, e i fedelissimi della storica compagine ne sono ben consci. Anche nel periodo più brillante e vincente della storia societaria, a cavallo fra anni Sessanta e Settanta, i Whites dovettero convivere con la maledizione ben radicata nel dna del club. Sotto Don Revie si vinsero campionati (due) e coppe (una FA Cup, una Coppa di Lega e due Coppe delle Fiere), ma si acquisì la scomoda nomea di squadra che gioca “sporco”, picchia tanto e usa tutti i mezzucci possibili e immaginabili. Quasi a mo’ di contrappasso, il Leeds perse alcune finali importantissime per colpa di arbitraggi quanto meno discutibili (con il Milan in Coppa delle Coppe nel 1973 e con il Bayern Monaco in Coppa dei Campioni nel 1975) o della durezza degli avversari (la ripetizione della finale di FA Cup contro il Chelsea, giocatasi all’Old Trafford nel maggio del 1970).

La celebre partita contro il Bayern fu il canto del cigno di campioni ormai vecchi e logori come Billy Bremner, Norman Hunter e Peter Lorimer, abbandonati l’anno precedente da Revie e scottati dai 44 giorni di interregno del fumantino Brian Clough, di recente narrati da David Peace nel libro Damned United.

In realtà anche il revival di inizio anni Novanta, culminato nel trionfo in First Division nel 1992, fu rovinato da un evento che avrebbe infestato i sogni dei supporter dei bianchi per molto tempo: dopo solo un anno, Eric Cantona fu praticamente svenduto all’odiato Manchester United – e come sia andata a finire è storia nota a tutti…

Ma il perché il Leeds abbia avuto un passato così travagliato e ricco di alti e bassi lo si può forse addebitare proprio alle sue origini. L’anno di fondazione recente (1919), soprattutto per gli standard inglesi, è dovuto al fatto che lo United nacque sulle ceneri di un altro team, il City. Fondato all’inizio del secolo scorso, il “primo” Leeds navigò da subito in brutte acque sia sul campo che soprattutto fuori a causa della forte concorrenza del rugby. Quando, poco prima dello scoppio della Grande Guerra, le cose sembrarono andare un po’ meglio – fu sfiorata per un soffio la promozione in First Division – lo si dovette a quell’eccezionale allenatore che sarebbe divenuto Herbert Chapman (colui che ha generato il mito dell’Arsenal) e a qualche acquisto mirato. Sfortunatamente ad alcuni dei giocatori messi sotto contratto furono pagati degli extra in nero, dal momento che all’epoca era in vigore il tetto salariale. Finito il conflitto mondiale le magagne del City salirono a galla e il club fu espulso dalla Lega nell’ottobre del 1919. Brutti ricordi che a Elland Road sperano di non dover mai più rivangare.

Pubblicato oggi su Goal.com

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